Imparate a dissentire da voi stessi e ogni tanto boicottatevi

Quello che noi chiamiamo “evolvere” è un continuo oscillare tra ciò che crediamo di sapere e l’infinito ignoto che ci circonda. In quanto creature abitudinarie, cerchiamo disperatamente di imporre un ordine al caos, ci aggrappiamo alle nostre convinzioni come il naufrago al relitto.

Agiamo quando crediamo di conoscere: un’equazione elementare che tutti applichiamo quotidianamente. Sappiamo che il fuoco brucia, quindi evitiamo di avvicinarci troppo. Sappiamo che l’acqua disseta, quindi beviamo quando abbiamo sete. Il nostro cervello paleolitico adora queste semplici e solide certezze che gli consentono (e ci consentono) di stare tranquillo.

Tuttavia, quando agiamo basandoci su ciò che crediamo di sapere, stiamo soltanto rinforzando quelle stesse credenze. Le nostre azioni diventano prove viventi delle nostre convinzioni, e le nostre convinzioni guidano di conseguenza le nostre azioni in un circolo vizioso perpetuo che potrebbe farci girare all’infinito nello stesso punto.

“Ho sempre fatto così e ha sempre funzionato”, proclama trionfante l’uomo medio, ignorando il fatto che potrebbe esistere un universo di possibilità inesplorate al di là del suo minuscolo recinto. Come si usa dire: se hai un martello in mano, non significa che ogni problema sia un chiodo.

Sappiamo bene che le nostre convinzioni sono straordinariamente confortevoli, come un vecchio divano consunto perfettamente modellato sul nostro corpo. Perché alzarsi? Perché rischiare l’ignoto? Il noto, per quanto mediocre, è rassicurante e prevedibile. Ma è anche il più subdolo ostacolo alla nostra evoluzione. Spesso ci inganna.

Ciò che ci ha portato fin qui – le nostre conoscenze, le nostre certezze, le nostre strategie collaudate – potrebbe essere esattamente ciò che ci impedisce di andare oltre.

Per “crescere” ulteriormente, dobbiamo imparare a violare ciò che sappiamo, a tradire le nostre aspettative più radicate. Un atto di tradimento verso le nostre stesse certezze.

“Ma come faccio a sapere quali convinzioni violare?” si domanderà il lettore perplesso.

La risposta è: non lo puoi sapere, a priori.

Se sapessi quali convinzioni limitanti abbandonare, lo avresti già fatto. Puoi solo procedere per prove ed errori. E qui ti lascio alcune idee che possono aiutarti nell’iniziare questa esplorazione.

1. Fai esattamente l’opposto di ciò che faresti normalmente in una situazione non critica. Se sei introverso, parla con uno sconosciuto. Se sei loquace, prova il silenzio. La dissonanza che percepirai è il suono della tua mente che si espande.

2. Assumi deliberatamente posizioni intellettuali contrarie alle tue. Prova, per gioco, a difendere con passione idee che normalmente disprezzeresti. Scoprirai che l’universo non implode quando ti concedi un flirt con l’eresia ideologica.

3. Di fronte a ogni tua certezza granitica, chiediti: “E se fosse vero l’esatto contrario?” Non per adottare necessariamente la posizione opposta, ma per creare uno spazio di possibilità dove prima c’era solo un loculo di cemento armato.

Sono processi scomodi, talvolta dolorosi, sempre disorientanti. Ma il disorientamento è il preambolo necessario alla riorganizzazione. Il caos precede la creazione, sempre.

Riconoscere quanto poco sappiamo davvero può essere illuminante. E non mi riferisco all’ignoranza becera di chi non sa e non sa di non sapere. Parlo della saggezza, direi “aristocratica”, di chi sa abbastanza da comprendere l’immensità di ciò che ignora.

Quella di Socrate non era falsa modestia – era una profonda intuizione epistemologica. Era la consapevolezza che le nostre mappe mentali non sono il territorio, che i mostri modelli esplicativi sono approssimazioni grossolane di una realtà infinitamente più complessa.

Lungi da me suggerirti di abbandonare ogni certezza e lanciarti in un relativismo nichilista (e stupido) dove tutto è ugualmente valido o ugualmente insensato. Sarebbe soltanto un’altra forma di pigrizia intellettuale, vestita con abiti più alla moda.

Ti sto suggerendo, piuttosto, di imparare a muoverti con eleganza e ispirazione tra la certezza e il dubbio, tra l’azione basata sulla conoscenza e la sperimentazione che sfida quella stessa conoscenza.

È un equilibrio precario (ne sono consapevole), una tensione costante, un dialogo senza fine tra stabilità e cambiamento. È il funambolo di Nietzsche che cammina sulla corda tesa sopra l’abisso, sapendo che la caduta fa parte della trasformazione.

E sì, cadrai. Cadrai molte volte. Ti sentirai idiota, incompetente, smarrito. Ma in quei momenti di caduta, mentre l’aria ti fischia nelle orecchie e lo stomaco ti sale in gola, potrai sperimentare una libertà che nessuna certezza potrà mai offrirti.

La libertà di scoprire chi potresti essere se osassi tradire chi credi essere.

Non è forse questa l’evoluzione nella sua forma più autentica?

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