Vorrei condividere con voi qualcosa che cambierà per sempre la vostra percezione di uno dei fenomeni aziendali più sottovalutati del nostro secolo: la riunione come forma d’arte contemporanea.
Dopo anni di ricerca etnografica condotta nelle sale meeting di mezza Europa, sono giunto a una conclusione sconcertante: non esistono riunioni inutili. Esistono solo persone che non hanno ancora sviluppato l’occhio clinico necessario per apprezzare l’eccelsa complessità di questi capolavori di inefficienza programmata.
Se vi prendete il tempo per contemplare la magnificenza strutturale di una qualsiasi riunione media, scoprirete che è pura poesia dadaista: un certo numero (variabile tra 6 e 12) di professionisti altamente qualificati si riuniscono per discutere di un problema che potrebbe essere risolto da un bambino di sette anni, impiegando collettivamente diverse centinaia di ore/uomo (o donna o *) per raggiungere a una e una sola conclusione: bisogna fare un follow-up della riunione.
È geniale. È come partecipare attivamente a una performance di Marina Abramović.
Qualsiasi tipo di riunione attraversa precise fasi evolutive, che ho accuratamente studiato.
Fase 1 – L’illusione dell’inizio
Tutti fingono che si inizierà puntualmente. È il momento più commovente, quando l’ottimismo umano raggiunge vette tibetane. “Aspettiamo ancora due minuti, Marco sta arrivando”, dice qualcuno ignaro che Marco si sta ancora gustando bombolone e cappuccino nel bar sotto casa.
Fase 2 – La reiterazione infinita
Il moderatore rilegge l’agenda che tutti hanno già letto (anche se questo è un punto non scientificamente appurato) con la solennità di un monaco (tibetano, naturalmente) che recita mantra. È pura meditazione trascendentale mascherata da professionalità.
Fase 3 – Il vortice tangenziale
Qualcuno menziona “l’efficienza dei processi” e improvvisamente tutti diventano consulenti McKinsey. È il momento più pericoloso: potreste ritrovarvi a discutere di “lean thinking” o “5S” per i prossimi quaranta minuti.
Fase 4 – L’epifania del nulla
Tutti realizzano simultaneamente che non sta emergendo nulla di concreto, ma nessuno osa interrompere questo teatro dell’assurdo. Si vola su universi paralleli attraverso un varco nello spazio-tempo creato da una domanda collettiva: “E se fosse solo un brutto sogno?”.
Ecco, voi potete diventare i maestri occulti di questo universo parallelo – e non parlo di banale sopravvivenza, ma di eccellenza spirituale applicata all’azienda.
Per diventare maestri dovete però sviluppare la Tecnica del doppio livello cognitivo: mentre il vostro collega spiega per la settima volta la differenza tra “efficienza” ed “efficacia” o tra “puntualità” e “tempestività” (è probabilmente il noiosissimo Supply Chain Manager), voi state conducendo esperimenti sociologici di altissimo livello. State osservando come si formano le alleanze, come si manifestano le insicurezze, come emergono i leader naturali e come resuscitano i democristiani.
È ricerca sul campo pagata dall’azienda.
Charles Baudelaire aveva il flaneur – l’osservatore urbano che trasformava le passeggiate parigine in arte. Voi potete diventare qualcosa di più elegante e raffinato: il meeting flaneur. Mentre gli altri subiscono, voi state in terza posizione. Mentre gli altri si annoiano, voi studiate.
Ogni “Grazie Marco per il contributo” diventa un piccolo pezzo di puzzle di psicologia organizzativa. Ogni “Vorrei aggiungere un punto” si trasforma in un case study su meccanismi del potere informale.
State facendo ricerca comportamentale allo stesso livello di Stanford.
Continuo a ripeterlo a tutti: le riunioni più apparentemente futili sono quelle che vi insegnano di più sulla natura umana. Un po’ come studiare fisica quantistica attraverso l’osservazione di particelle che sembrano non fare nulla di particolare.
Quella riunione di tre ora sulla “revisione del processo di revisione dei processi”?
È una masterclass in dinamiche gruppali che vale più di qualsiasi MBA.
Il collega che parla venti minuti senza dire nulla?
Vi sta insegnando tecniche di “public speaking by contrast” – imparerete l’eloquenza osservandone la mancanza.
Quando finalmente padroneggerete questa filosofia, accadrà qualcosa di straordinario: diventerete “trasformatori di atmosfera”. Non dovrete dire una sola parola in più del necessario. La vostra sola presenza, calibrata e consapevole, inizierà a influenzare il campo energetico in sala riunioni.
Sarete diventati allora Meeting Alchemists – professionisti che trasformano il grigio piombo inconcludente delle riunioni nell’oro delle opportunità strategiche.
Ma tutto questo a patto che diventiate estremamente consapevoli di questo: il sistema non vi sta rubando tempo. Vi sta offrendo un laboratorio gratuito di sviluppo personale travestito da inefficienza organizzativa.
Ogni slide con 112 bullet point è un esercizio di pazienza zen.
Ogni “facciamo brainstorming” è un invito alla meditazione creativa.
Ogni “elemento da attenzionare” è un’opportunità per praticare l’arte dell’ascolto selettivo.
Siete nel vostro dojo personale e voi siete gli unici a saperlo. Questo vi dà un grandissimo vantaggio.
Quindi, la prossima volta che riceverete l’invito per “Allineamento strategico Q3 – Revenue optimization meeting – ore 17:00”, non sospirate e non arrabbiatevi.
Sorridete con la saggezza del Buddha che ha appena ricevuto un biglietto gratuito per una nuova proiezione al Multisala dell’Umanità.
Perché mentre tutti gli altri stanno subendo una riunione, voi – se imparate a osservare e ascoltare – state assistendo a uno spettacolo irripetibile di antropologia applicata, psicologia sociale e teatro dell’assurdo.
E questo è quello che io chiamo “competitive advantage”.
P.S. Se dopo aver letto questo articolo le vostre riunioni vi sembrano ancora una perdita di tempo, forse il problema non sono le riunioni. Forse mancate semplicemente di quella sensibilità artistica necessaria per apprezzare il dadaismo aziendale contemporaneo.
Ma non preoccupatevi: con un po’ di allenamento, anche voi potrete svilupparla.

