“Sai qual è il problema di questo mondo? Tutti vogliono soluzioni magiche ai loro problemi, ma tutti si rifiutano di credere nella magia.”

Un amico fraterno ha portato alla mia attenzione questa citazione di Lewis Carroll tratta da Alice nel Paese delle Meraviglie e io non smetterò mai di ringraziarlo (e non solo per questo).

La mia mente è volata immediatamente all’esercito di bipedi ansiosi che vagano per corridoi aziendali mentre scrollano qualche social alla disperata ricerca della prossima tecnica rivoluzionaria che risolverà tutti i loro problemi senza sforzo.

Vogliamo la pillola magica, ma ci rifiutiamo categoricamente di credere nella magia.

Vogliamo la trasformazione istantanea ma respingiamo l’idea che qualcosa possa davvero trasformarci.

D’altro canto, siamo tutti adepti della scienza.

Insomma, viviamo in una dissonanza cognitiva permanente di proporzioni bibliche. Agiamo come se le soluzioni fossero sempre esterne, come se bastasse il prossimo corso online, come se il prossimo libro di auto-aiuto contenesse finalmente quella combinazione alchemica di parole in grado di far scattare l’interruttore della felicità perpetua.

Ma la magia richiede un salto quantico nel nostro modo di percepire la realtà. Richiede l’accettazione di una dimensione in cui le connessioni invisibili contano tanto quanto quelle visibili, una dimensione in cui la trasformazione personale non è un algoritmo prevedibile.

Eppure, con la nostra iper-razionalità cartesiana e il nostro riduzionismo spietato, abbiamo escisso ogni traccia di ineffabile dal nostro vocabolario esistenziale. Abbiamo sterilizzato la vita dalle sue componenti più feconde e generative: il mistero, la sorpresa, la trasmutazione inaspettata.

Vogliamo cambiare, ma solo alle nostre condizioni, controllando ogni variabile, calcolando ogni risultato, prevedendo ogni possibile scenario.

La crescita, il cambiamento, la trasformazione – avvengono però quando abbandoniamo la pretesa del controllo totale. Quando accettiamo che ci sono leggi che trascendono la nostra comprensione razionale.

Per ottenere risultati straordinari dobbiamo essere disposti ad accettare processi straordinari.

E se la magia fosse semplicemente la capacità di vedere connessioni dove gli altri vedono solo caos?

La neuroplasticità del nostro cervello è un fatto scientificamente provato. Le nostre credenze plasmano letteralmente la nostra neurobiologia. Gli studi sul placebo dimostrano che la nostra convinzione produce gli stessi percorsi neurochimici di un farmaco.

Non è questo un tipo di magia scientificamente convalidata?

Allora mi chiedo: cosa succederebbe se, per una settimana soltanto, vivessimo come se la magia fosse reale? Non la magia di Henry Potter, ma la magia delle sincronicità significative, delle intuizioni folgoranti, delle connessioni improbabili che cambiano tutto.

E se ci permettessimo di credere che la soluzione che cerchiamo potrebbe manifestarsi in modi che la nostra mente razionale non può prevedere o programmare?

Questa apertura all’imprevisto, questa disponibilità a riconoscere che la “realtà” potrebbe essere più vasta, più strana e meravigliosa di quanto i nostri modelli mentali possano concepire – non è forse il vero primo passo verso qualsiasi trasformazione autentica?

In un universo di possibilità infinite, la nostra limitazione più grande è la convinzione che le possibilità siano limitate.

Ma qual è il Paese delle Meraviglie che Alice ci invita ad esplorare? È un mondo in cui la magia non è qualcosa che accade a noi, ma qualcosa che accade attraverso noi quando ci permettiamo di vedere la realtà con occhi nuovi.

La soluzione più potente a qualsiasi problema potrebbe essere semplicemente la disponibilità a credere che le soluzioni possano manifestarsi in modi che trascendono la nostra comprensione attuale.

E forse Alice ha ragione…

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